ISLAM E CRISTIANESIMO

La mezza luna e la Croce

La mezza luna e la Croce

Data la densità e drammaticità degli eventi che viviamo in questi tempi, soprattutto in relazione ad alcuni gruppi islamici che propugnano interpretazioni radicali delle loro radici, vorremmo fornire un piccolo contributo che possa servire per illuminare la conoscenza di questo argomento da parte dei lettori. Ovviamente, lo faremo dalla prospettiva del nostro blog, che non è politico, ma biblico dottrinale. Inizieremo illustrando alcune caratteristiche dottrinali del Corano, il libro sacro dei musulmani. In particolare, le differenze con i dogmi cristiani. Certamente che tra Islam e cristianesimo ne troveremo molte differenze, e molto radicali.[1]

1 – Carattere anti- trinitario: il Corano è pieno di imprecazioni anti trinitarie e contrarie ai cosiddetti ‘associatori’ (mushrikūn), che sono “coloro che attribuiscono a Dio qualsiasi partner o socio”, perfino quando si capisca in modi diversi. Questo include la Trinità cristiana. In tale senso, ci sono frasi molto nette nel Corano: «Credete dunque in Allah e nei Suoi messaggeri. Non dite “Tre”, smettete! Sarà meglio per voi. Invero Allah è un dio unico» (sura [capitolo] An- Nisa’ 4,171).

Per il Corano, associare persona o cosa a Dio è anche un grande peccato (An- Nisa, 4,48 e 116). I cristiani certamente commettono quel peccato perché associano, ed i musulmani imparano da bambini che i cristiani venerano tre dei. Ma in realtà, l’immagine della Trinità cristiana presentata nel Corano è completamente falsa, presa probabilmente da sette ebraiche cristiane esistenti nell’Arabia dei secoli VI e VII (e certo che ce ne sono state molte), come testimoniano i padri della Chiesa, specialmente gruppi di ispirazione giudeo-cristiana. La visione della Trinità che presenta il Corano appare come formulata, in tono di domanda, da Dio a Gesù stesso: «O Gesù figlio di Maria, hai forse detto alla gente: “Prendete me e mia madre come due divinità all’infuori di Allah?”» (Al Maida, 5,116).

2 – Come risultato, Allah non è Padre:

L’idea che Dio è Padre ripugna all’Islam, perché si capisce solo letteralmente e suggerisce che Dio avrebbe un figlio. Così come gli ebrei rifiutarono di parlare della paternità di Dio come di una bestemmia totale (Mt 26,65; Gv 10,33-36), così l’Islam la rifiuta. Ovviamente, la differenza con l’insegnamento di Gesù è assoluta, poiché è Gesù chi chiama Dio “Padre” (Gv 17, 1.21; 18,11), e ci ha anche insegnato a chiamarlo in questo modo (Mt 6,9; Lc 11,2).

Nell’Islam, gli uomini appaiono ridotti, volendolo o meno, al rango di “schiavi” creati per adorare Allah. Nonostante perciò la grande venerazione che si ha alla trascendenza di Dio, e la devozione alla preghiera (le cinque preghiere prescritte), non c’è davvero alcun contatto personale con Dio. Allah è troppo grande per essere legato ai suoi adoratori. Un musulmano non sa se Dio lo ascolterà effettivamente e se le sue preghiere saranno esaudite. Lui solo può sperare che Allah giudichi per il suo bene nel giorno del Giudizio. Nessuno sa che cosa deciderà Dio di fare con l’individuo alla fine della sua vita, perché sarà scoperto ogni peccato senza pietà, ed i fedeli dovranno senz’altro arrangiarsi da soli davanti al supremo tribunale.

La visione è molto diversa nel Nuovo Testamento, dove si rivela precisamente quale sia la volontà del Padre per noi: Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità (1 Tim 2,4). Nessuna idea di questo tipo circa Dio possiamo trovarla nell’Islam.

3 – Allah non è neanche figlio:

Mentre il Corano dichiara che Gesù è nato della Vergine Maria e con una modalità prodigiosa, e lo considera anche un profeta e lo nomina in diverse occasioni – intorno a 99 versetti in tutto il Corano – tuttavia, Gesù non è altro che una persona meravigliosa, speciale profeta e autorizzato ambasciatore di Dio. Non possiamo dire che sia stato “generato da Dio”, come afferma il Credo cristiano, ma semplicemente creato da Dio in Maria dal nulla, come una creatura, anche se senza intervento di uomo.

Il Corano insiste sul fatto che Allah non genera né è generato (al Ikhlas, 112,3) e affermare il contrario implica essere maledetto da Dio (cfr. Sura al-Tawba, 9,30). Quella frase probabilmente allude alle dispute dottrinali circa la natura divina di Gesù, di cui il Corano presenta un pallido e deforme riflesso, riflettendo forse anche l’influsso delle tribù ebraiche dell’Arabia con il loro rifiuto della filiazione divina di Gesù. Per questo motivo, l’Islam afferma che si può essere seguace di Gesù, ma “senza esagerare” nella religione, cioè senza ritenerlo Dio.

4 – Come conseguenza, nega anche la crocifissione:

            L’Islam rifiuta e nega la vessazione della Croce. Il Corano afferma testualmente: «”Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!” Invece non l’hanno né ucciso né crocifisso, ma così parve loro» (Al Nisa 4,157).

Probabilmente questo rifiuto della Croce venga dallo stesso Maometto, o forse dall’influsso dei califfi successivi, che con l’aumento del potere politico e militare della nuova nazione islamica emersa, iniziarono a vedere come offensivo che un predecessore profeta fosse afflitto o sia umiliato. Questo fenomeno potrebbe doversi anche all’influsso di qualche corrente eretica come l’ebionismo (setta ebraica cristiana dei primi secoli, in cui vangelo chiamato ‘secondo gli Ebrei’ ci sarebbe una dichiarazione di questo tipo, che Gesù è stato sostituito da un altro prima di andare sulla croce). I musulmani credono davvero che Giuda ha sostituito Gesù alla crocifissione.

Questo rifiuto della crocifissione è prodotto da una grande paura di tutto ciò che significa umiliazione (uno dei nomi di Allah è “l’orgoglioso”). Ma soprattutto, non c’è posto per un mediatore per mezzo del quale i peccati sono perdonati, e, di conseguenza, nessun musulmano è sicuro del perdono dei loro peccati. Si può leggere 111 volte nel Corano che Allah è indulgente, perdona generosamente e si rivolge al pentito, ma quel impersonale Allah non dà dei segnali chiare su se il perdono è in realtà concesso ai fedeli musulmani o no. Si può solo rispondere che accadrà, se Dio vuole, e solo il giorno del giudizio se saprà se Allah lo abbia voluto o meno.

Allah non ama i peccatori, è scritto ventiquattro volte nel Corano; ama solo quelli che lo temono. Ma, chi è in grado di non essere considerato più un peccatore? Al contrario, il Vangelo insegna: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16). E’ certamente richiesto il pentimento, ma nel cristianesimo c’è la convinzione che si è stato perdonato da Dio in Gesù, convinzione che non esiste in Islam.

5 – Allah non è lo Spirito Santo:

Due volte il Corano si riferisce ad Allah come “il santo”, ma il significato di quel nome nel Corano non è tanto chiaro. E’ stato probabilmente preso dal giudaismo, e quindi sembra dire rapporto alla maestosità e la superiorità di Allah.

L’espressione “Spirito Santo”, sembra indicare nel Corano solo uno spirito creato, come angeli o demoni, i quali sono stati creati da Allah dal nulla. Il Corano non conosce propriamente una rivelazione che “Dio è spirito” o “lo spirito è Dio”. Nell’Islam, lo Spirito Santo è anche inteso come l’angelo Gabriele chi fu mandato da Allah a Zaccaria, Maria e Maometto per trasmettere messaggi speciali: «Inviammo (a Maria) il Nostro Spirito [Gabriel], che assunse le sembianze di un uomo perfetto» (Sura Maryam 19,17).

6 – Corano e Nuovo Testamento:

Maometto era analfabeta, tale come testimoniano le fonti musulmane (Sura Al A’raf, 156). Probabilmente poteva distinguere le lettere ma non leggere di seguito, difetto che era ormai comune per molte persone di quel tempo e luogo. Inoltre, la ‘comunità de la Mecca’ (umma), alla quale molte volte fa riferimento il Corano, non aveva un libro di riferimento, come sì l’avevano sia le comunità ebree o ebraico-cristiane che abitavano nella penisola arabica e dintorni (perciò il Corano si riferisce a loro come gente del Libro). Per questo motivo, i musulmani considerano miracoloso che sia Maometto sia il popolo, analfabete tutte e due, abbiano ricevuto una rivelazione in “bella lingua araba”, che è come viene descritta nel Corano.

L’Islam sostiene che Maometto non ha scritto il Corano, ma piuttosto che Allah stesso, attraverso l’angelo Gabriele, abbia dettato parola per parola a Maometto tutte le sure, e le lasciò impresse nella sua mente per sempre. Maometto conta solo come strumento involontario e totalmente passivo nelle mani di Allah. Il Corano riveste perciò per i musulmani un carattere sacro, essendo esso stesso un oggetto di grande venerazione.

Quest’ultimo elemento è forse la differenza più importante che abbiamo trovato tra l’Islam e i seguaci di Gesù: Le rivelazioni di Allah sono diventate un libro, mentre che nella nuova alleanza, la Parola di Dio è apparsa come una persona. Il Nuovo Testamento non è solo scritto o stampato, perché Gesù Cristo stesso è il Vangelo in persona. La confessione centrale del cristiano afferma: E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E abbiamo visto la sua gloria (Gv 1,14).

Maometto ha affermato di aver ricevuto passivamente le sue rivelazioni da Allah; Gesù, però, è Lui stesso il Rivelatore di Dio. Il Corano dichiarò le leggi di Allah. Cristo è invece lo stesso legislatore, perché disse: Vi do un comandamento nuovo: Amatevi gli uni gli altri. Come io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri (Giovanni 13,34; 15,12).

Maometto ha parlato sul perdono di Allah. Gesù soddisfa, invece, tutti i requisiti per il perdono e fu lui stesso a perdonarci. I musulmani si tengono al Corano come i cristiani a Cristo risorto, ma nell’aggrapparsi ad un libro, sebbene sacro, si cade in una sorta di idolatria. Il Vangelo è, tuttavia, la testimonianza oculare di una persona, il Cristo vivente. Nel Vangelo c’è il messaggio di un Dio che si è fatto uomo e visse la vita come noi. Cristo è l’oggetto della nostra fede. L’ordine della nostra conoscenza non è un libro pieno di lettere, ma Cristo stesso: Colui che ci ama. Tramite il Nuovo Testamento noi possiamo conoscere il suo messaggio, ma il messaggio non è altro che Lui stesso. Conoscere il messaggio cristiano implica conoscere Gesù.

[1] Seguiamo un commento libero, personale, su un capitolo del libro: Encontré a Cristo en el Corán, di Mario Joseph (Libros Libres, Madrid 2013).

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Rispondi